RISTORANTI

SALA “LE QUATTRO STAGIONI”
Un caldissimo ambiente in puro stile liberty caratterizza la sala con colori tenui e complementi d’arredo di classe.
Nella sala vengono servite le colazioni, i pranzi e le cene per gli ospiti dell’Hotel.
La Sala Quattro Stagioni, per la sua eleganza e particolarità, è indicata per colazioni di lavoro, piccole feste di compleanno e ricorrenze.
All’intero un dipinto acrilico su tavola, finemente realizzato da una pittrice dell’Accademia delle Belle Arti di Frosinone, rappresenta appunto le Quattro Stagioni di Alfons Mucha, risalente ai primi del ‘900. La Sala si affaccia con grandi vetrate sul giardino dell’Hotel.

SALONE “IL PARNASO”
Dominato da due imponenti lampadari di Murano, originali dei primi anni del 900, il Salone accoglie l’ospite in uno sfavillio di dipinti murali a secco, realizzati dalla pittrice dott.ssa Tamara Del Vescovo, che rappresentano le Muse, divinità minori residenti sul Monte Parnaso e figlie di Zeus e Mnemosine.
Nel salone, al quale si accede attraverso una scala di legno nero e due porte basculanti sulle quali sono rappresentati a vetro, due “pavoni sentinella”, si incontreranno entrando da sinistra:
Urània, la celeste, era la musa dell’astronomia e aveva in mano il mappamondo e un compasso.
Eràto, che provoca desiderio, era la musica della poesia lirica, soprattutto quella dell’amore, e della mimica e aveva il capo coronato da mirti e rose.
Talìa, festiva, presiedeva la commedia, la poesia giocosa e l’idillio ed era rappresentata con una maschera comica in una mano e nell’altra un bastone da pastore, in testa aveva una corona di edere.
Callìope, dalla bella voce, la musa della poesia epica, a cui è attribuito lo stilo e una tavoletta spalmata di cera.image005.png
Tersicòre, che si diletta nella danza, era la musa della danza e della poesia corale, aveva in mano una lira e il plettro e sul capo una ghirlanda di fiori.
Clio, colei che rende celebri, era l’ispiratrice della storia e veniva rappresentata con un rotolo di carta in mano.
Melpòmene, colei che canta, era la musa della tragedia, portava una maschera tragica, la clava di Ercole e una spada,
la sua testa era coronata da pampini e calzava i coturni.
-Polimnìa, dai molti inni, era la musa degli inni civili e religiosi e dell’oratoria.
-Zeus, padre degli Dei i cui attributi sono l’Aquila ed il Fulmine
Euterpe, colei che rallegra, proteggeva la musica della poesia lirica e aveva in mano un flauto.
E sulla fontana, posta al lato destro della scala MNEMOSINE – madre delle Muse il cui culto è collegato ad una Fonte capace di restituire la memoria.
Il salone può ospitare fino a 120 commensali comodamente seduti e conserva due dei pochi esemplari di mobilio d’epoca, ancora presenti nella struttura.